Monica Lazzeri

Finalmente una donna!”. Questa è la frase che ho esclamato (ad alta voce!) non appena mi è arrivata la mail con l’intervista di Monica Lazzeri, fotografa ritrattista e matrimonialista.

“Cara Monica, sono felicissimo che tu sia la prima rappresentante del gentil sesso a partecipare all’ intervistare su Photo-Biography. Dai, partiamo con le domande!”. trentino alto adige monica lazzeri fotografo matrimonio

1) Come ti sei avvicinata alla fotografia?

La fotografia é sempre stata attorno a me ancora prima che io nascessi, non perché in famiglia avessi dei professionisti del settore ma perché i miei genitori si distinguevano in: collezionista di Olympus ed accessori tutti rigorosamente conservati in un bauletto intoccabile e coreografa di piccole situazioni divertenti da fotografare.

Lascio a voi decidere quale tra i due fosse mia madre e quale mio padre. Così a 8 anni quando ho ricevuto la mia prima macchina fotografica sapevo già che sarebbe stata il mio gioco preferito.

2) Raccontaci il tuo percorso da fotografa. Sei un’ autodidatta oppure hai seguito dei corsi, frequentato delle scuole?

Ho vissuto la mia infanzia fantasticando ogni giorno sul mio futuro e costruendo un sogno che sarebbe poi diventato compagno di giochi ed in seguito di studio. La forte necessità di parlare attraverso le immagini e di immortalare storie e personaggi che gravitavano attorno a me mi hanno spinta dapprima a considerare l’inaccessibile strada del cinema per poi rifugiarmi nel mondo più avvicinabile della fotografia.

Da qui sono seguiti alcuni corsi in varie città per poi approdare all’Istituto Europeo di Design a Milano dove ho concluso il mio percorso di studi nel 2006.

3) Parlaci del genere di fotografia per il quale ti sei specializzata. Perchè hai deciso di investire tutto su questo genere?

Non parlerei di specializzazione vera e propria perché amo quasi tutte le mille sfaccettature della fotografia, ma piuttosto direi di avere una preferenza per il ritratto. Attraverso i visi, gli sguardi e l’espressività delle persone si possono creare delle forme di comunicazione così profonde che talvolta nemmeno le parole riescono a raggiungere tale intensità.

Non potendo fare del puro ritratto se non per divertimento o piacere ho imparato a ricercare questo genere di poetica dell’immagine nella fotografia di matrimonio scoprendo in modo sorprendente che in queste situazioni altamente ispiranti ho il compito ben preciso che inseguo da una vita: quello di raccontare una storia dove c’é grande ricchezza di sentimento ed un lieto fine garantito.

4) Le prime sconfitte o delusioni. Ne hai avute? Se si, in quale momento della tua carriera sono arrivate?

Parlerei soprattutto di delusioni, come in ogni difficile percorso gli ostacoli si incontrano e si ripetono molto spesso: limitazione della libertà creativa, mancanza di prospettive concrete, poca comprensione, poco rispetto per questo genere di mestiere sempre più sottovalutato o scambiato per semplice hobby sono alcune tra le problematiche deludenti che ho incontrato ed ancora incontrerò nel cammino professionale. Mi sono scoraggiata molte volte ma finché continuerò a fotografare non mi sentirò sconfitta.

5) Le soddisfazioni che ti sei tolta. (Un’ po di autocelebrazione non fa mai male!)

Le mie più grandi soddisfazioni sono quelle di aver ritratto alcune tra le persone più importanti della mia vita e di aver liberato dai miei occhi quell’immagine di loro che non riuscivo più a trattenere perché volevo mostrare a tutti quale fosse la bellezza degli affetti. Provo soddisfazione ogni singola volta che vedo la felicità nei volti delle persone che guardano le mie foto.

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©Monica Lazzeri

6) Quali sono, a tuo avviso, le problematiche del tuo settore/nicchia di riferimento? Che soluzioni proporresti per migliorare la situazione?

Gli anni in cui ho frequentato lo IED sono stati rivoluzionari per la fotografia digitale e da lì quella che inizialmente si sperava fosse una tendenza passeggera ha invece preso il sopravvento. Sebbene l’introduzione del digitale abbia portato molti benefici che riconosco, ha abbassato di gran lunga la qualità ed ha introdotto una forma di pensiero nello scatto che forse non é del tutto corretta.

Ora che non si usano più rullini da 36 o 12 pose si ragiona meno su quello che si realizza e non si aspetta proprio quel momento tanto atteso e sospirato.

Potrei parlare per ore delle problematiche di settore ma vedrò di limitare il tutto ripetendo che troppo spesso il lavoro é sottovalutato. Una soluzione molto semplice potrebbe già consistere nella presa di coscienza da parte del consumatore, il lavoro del fotografo non é semplice e non si può improvvisare. Non si limita tutto ad una scheda di memoria piena dietro ad ogni singolo servizio ci sono: capacità, fatica, tempo prezioso, risorse, denaro e tantissima buona volontà.

7) Il servizio fotografico che ti è rimasto nel cuore. Raccontacelo!

Avrei una serie infinita di aneddoti da raccontare ed altrettante belle esperienze e sincere amicizie da menzionare ma citerò una delle più significative perché tutt’ora ho con questi sposi un rapporto speciale.

Era un pomeriggio pre natalizio e stavo consegnando a mano un servizio di matrimonio a dei clienti,ci siamo soffermati a sfogliare qualche foto nel bar di un centro commerciale. Di lì a poco li saluto e proseguo per la mia strada finché non mi ritrovo la mano sulla spalla di un ragazzo che mi dice di volermi presentare una coppia di futuri sposi. Li conosco, ci stringiamo la mano e mi dicono subito che hanno deciso che sarò io la loro fotografa.

Il caso vuole che si sposino proprio il giorno del mio compleanno, hanno una famiglia molto grande ed unita. La giornata é trascorsa velocissima, io ho pensato ogni attimo alle loro foto e le ho realizzate con molta premura, loro si sono invece sempre preoccupati di farmi sentire parte della famiglia.

Salutarci alla fine del servizio é stato malinconico però né risultato un bel servizio che li rappresenta in tutta la loro semplice bontà. Ad ogni compleanno so che anche loro stanno festeggiando e non é mai passato un compleanno senza che loro non si ricordassero di me.

8) Canon o Nikon? Qual’è la tua fida compagna di scatto? Dicci la tua!

La Nikon FM3 A è stata la mia prima macchina e Nikon sempre sarà.

9) L’obiettivo al quale non potresti mai rinunciare.

Il 50 mm 1.4 é stato il mio primo obiettivo. Ho praticamente imparato a fotografare con “lui”.

10) Un consiglio alle nuove leve e a tutti quelli che sognano di diventare fotografi professionisti.

Il consiglio più sincero che posso dare é quello di non perdere mai di vista i propri sogni. Se il vostro sogno è quello di fare della fotografia la vostra arte, il vostro credo o il vostro lavoro sentitevi sempre ben ancorati per terra con i piedi mentre con la mente viaggiate al di sopra di tutte le nuvole.

Siate liberi di esprimere ciò che avete dentro perché la fotografia nasce da un desiderio di scrivere con la luce e di raccontare un pò di noi attraverso le belle forme e creature che il mondo ci offre.Più sarete liberi più le vostre immagini saranno pure e vi realizzeranno.

Non permettete mai a nessuno di scoraggiarvi o di dirigere il vostro stile, per quanto seguire gli insegnamenti ed accettare le critiche sia importante e costruttivo lasciate che sia sempre quella scossa tra il cuore e l’occhio a generare l’impulso per premere il pulsante di scatto.

Sito web: http://www.monicalazzeri.it/
Facebook: http://www.facebook.com/MonicaLazzeriFotografa

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©Monica Lazzeri

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Ex fotografo, innamorato profondamente della fotografia. Curioso, pignolo e testardo ma sempre con il sorriso sulle labbra. Sogna la sua vecchiaia sulle Alpi bavaresi insieme ad Heidi e le caprette che gli fanno "ciao!".
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